UN MARE DI BENE

Il magma o la nascita dei sensi:
I suoni acquatici ci ricollocano nella placenta, dolcemente cullati dalle onde. L’acqua è l’inizio della vita, la nascita dei sensi. La pulsazione del cuore placato all’ascolto di poche note che si ripetono, una ninnananna, lentamente ci accompagna verso il risveglio al suono di ruscellamenti, nei giochi di luce. Miranda Gibilisco ci offre l’acqua in tutti i suoi stati: palpabile, densa, leggera, metallica, trasparente, marmorea. Le piste sono spesso confuse: la luce diventa a volte un elemento solido e l’acqua si smaterializza, il tutto in colori e materie ricche e rare.

Il ritmo della vita, le sensazioni:
Qui si tratta proprio di sensazioni, di percezioni, di uno stato precedente l’elaborazione dei sentimenti. L’aria, l’acqua, le grida degli uccelli nello spazio avvolgono l’essere e lo fanno sentire in vita. L’incanto nell’osservare le pietre preziose dà un’idea dell’infinità dei colori e delle materie. Il particolare può fare sentire l’innumerevole, la profondità senza limiti, la vastità a perdita d’occhio. (L’opale contiene tutto un mondo, l’acquamarina è un concentrato di cielo, la tanzanite imprigiona i bagliori colorati.) L’intuito ci suggerisce che non si finirà mai di vedere, di scoprire, di ammirare. La scienza e la tecnologia hanno dimostrato quello che Pascal nel Seicento affermava: c’è un mondo infinito in quello che non possiamo vedere ad occhio nudo. Miranda ce lo illustra in un solo scatto. La stessa scienza e anche la tecnologia ci hanno pian piano abituati a vedere il mondo più piccolo, più vicino. L’artista ci prova il contrario: i limiti “fisici” della fotografia non fanno che – paradossalmente – accentuare questa sensazione dell’infinità della natura. Il carattere sconfinato della superficie delle onde, della profondità dell’acqua, dell’ampiezza del cielo, dell’aria, dà a volte certe vertigini. Sempre questa percezione di vita, come quando si va, negli sport estremi, alla ricerca della sensazione forte per sentirsi in vita. La sensazione forte dell’artista, a volte violenta, è estrema solo perché è andata a trovarla in luoghi che poche persone prendono l’iniziativa di andare a contemplare. Queste immagini ci riportano allo stato di origine dell’uomo davanti all’immensità della natura. (E’ lo sguardo dell’artista che imprime la loro profondità alle immagini? L’osservazione da lunghi anni di questi paesaggi ha dato questa profondità ai suoi occhi?)

Il mondo:
Il ritmo della musica si fa più serrato, più organizzato, come onde continue, i colori disposti con armonia. Il Creatore è un architetto sapiente. Tutto è regolato e compiuto. Il suono delle campane annuncia il riposo, la serenità, la contemplazione finalmente concessa. Questi paesaggi immensi dove non c’è presenza umana, descrivono la pace, il luogo dove si ferma la corsa. “Immagini archetipiche” è l’espressione che meglio si adatta a queste creazioni: strutturate, minuziose, preziose, precise, evocatrici di cose che vanno al di là di quelle che rappresentano, simboliche. Un’immagine diventa l’essenza stessa dell’oggetto che rappresenta. In tutto questo c’è il bagaglio della cultura europea che ci consente, dopo diverse stratificazioni, di tornare all’origine, alla sensazione, senza soffermarsi su l’aneddotico. Cinq coups de glas : la vie reprend. Cycle, cercle, la terre est ronde.

Pierre  Hidalgo

 

Un mare di bene.
Fotografa da sempre. Miranda, con semplicità  assoluta, interrompe il circuito visivo ormai consueto in cui le immagini fotografiche si susseguono nel nostro quotidiano a velocità incontrollata, abituandoci spesso ed unicamente ad una sempre piu’ scontata epidermica percezione estetica. Con ancor  più assoluta precisione ferma con il suo obiettivo attimi impercettibili, apparentemente invisibili, mostrandoci un’altra  verità: frammenti brevissimi che ci accostano ad un mondo sorprendentemente più intimo e riservato. La sua “natura viva”, in perenne viaggio, è  luce e colore, è silenzio e suono, è atto d’amore. Così, scatto dopo scatto, un totale diventa particolare e viceversa, riflettendo semplicemente il percorso di un’anima.

Mariano Cipollini