Quando hai un dubbio racconta la realta’

L’opera di Gibilisco potrebbe essere letta nella sua naturale attualità, la scelta dei soggetti muta con la scelta accurata e intelligente di strumenti consoni per riprodurre essi, la visione di un occhio umano educato al bello ed alla ricerca del particolare determinano la differenza tra chi guarda e chi vede.
La storia essendo maestra di vita, col suo ampio ventaglio ci permette di fare accostamenti con artisti del passato che al paesaggio anno rubato l’anima.
Tra il milleseicento e il millesettecento un artista dal nord Europa con sapienti conoscenze all’uso di strumenti ottici, si sposta in Italia e si stabilisce con la famiglia a Roma, e incomincia a dipingere paesaggi e vedute in modo diverso dal solito, usa uno strumento particolare e altamente tecnologico per il tempo, “una lente?”.
Se per questo non sempre le cose che si vedono sono come sembrano perché lo stesso Van Wittel con il suo strumento ne genera l’inganno visivo.
Un artista è un uomo d’azione, sia che crei un opera d’arte, inventi un espediente o trovi la via d’uscita da una situazione complicata Gibilisco dimostra con i suoi lavori tra cielo e terra e tra terra e acqua nelle sue immagini, una dimestichezza e una conoscenza degli elementi primari  che si ritrovano in quell’Arte, amante gelosa, che la ricompensa per quell’Opera ben fatta, con matematica e scientifica approvazione.
Il Van Wittel padre del notissimo architetto italianizzato Vanvitelli insegna a sfruttare al figlio e ai suoi seguaci strumenti ottici che permettono una rappresentazione del reale più dettagliata, più vera, ma unita alle capacità tecniche naturali fanno di un artigiano un artista che si distingue tra i suoi contemporanei, quindi opere d’arte, riconosciuta e conosciuta come traccia indelebile da chi sa leggere tra le pieghe dell’arte.
Sicuramente la Gibilisco con le suo opere potrebbe essere una adepta del Van Wittel consciamente o incosciamente per molteplici assonanze e similitudini.
Precetti e concetti antichi ma cosi importati da influire sia da un punto di vista semiotico e semantico ancora oggi la costruzione di un’opera o la composizione di un’immagine.
Non c’è niente di tanto assurdo che non possa essere detto da un filosofo, così come per un fotografo non vi sono immagini che non si possano bloccare nel tempo. E’ il tempo e la tempistica della Gibilisco che lo spazio svuota l’immagine di soggetti per riempirla di contenuti come del resto la filosofia Zen indica.
La scelta dei luighi/soggetti italiani per il Van Wittel, sono di fondamentale importanza come per la Gibilisco, che con grande scrupolosità incontra, incrocia, luoghi che memorizza con i suoi strumenti di memoria digitali senza banalizzarli ansi restituendo a loro un grande e originale valore.
Molte delle città e luoghi del Van Wittel sono luoghi e soggetti di ispirazione per la Gibilisco, non dovremo meravigliarci che ancora oggi alcuni luoghi destano cosi tanta attenzionalità, ma dovremmo  soffermarci su quei pochi artisti che ancora con le loro opere destano attenzione intelligente, questo perché si scatta con la macchina fotografica ma si fotografa con il cervello.
Un’opera che aspiri, per quanto umilmente, alla condizione di arte, porta in ogni riga la propria ispirazione, le immagini che noi analizziamo sono opere che ispirano una magia che Dio ha dimenticato nell’uomo quando lo ha creato.
Io credo che alla base di un grande fotografo ci debba essere una ottima educazione visiva, una profonda conoscenza della storia dell’arte e l’uso di strumenti tecnologici che però sono al servizio dell’artista e non viceversa.
Le attuali Hasseblad digitali usate dalla Gibilisco è una chiara dimostrazione che strumenti così difficili e avanzati vengono dominati dal pensiero e dalla volontà iniziale e mai dalle loro immense capacità.
La Gibilisco sceglie le sue prede “la natura” con attenzione, accuratezza facendo sembrare lo scatto un opera astratta o meglio, avrei voluto farla io!
Ma in realtà è una sottolineatura, evidente di quei particolari che un occhio distratto da una moltitudine d’immagine quotidiane non nota più. Inviterei il fruitore di queste opere a un raffronto accurato con una veduta di Roma o Venezia del citato artista e un opera della Gibilisco, poi potremmo affondare la critica anche ad altro.
La critica è come una spazzola che non si può usare sulle stoffe leggere, potrebbe fare danni, ma se la usiamo dove la stoffa è ben tessuta e le trame sono corpose allora potrebbe fare il suo lavoro.

Pierpaolo Ramotto