Contrappunto

Miranda Gibilisco con il suo lavoro ci ha abituati a un approccio strutturato in cui immagine e contenuto risolvono sia la necessità narrativa della fotografa motivata a viaggiare per documentare, sia quella dell’artista che trae vigore dalla spinta vitale che la natura fotografata esercita sulla sua formazione. Sicuramente ci ha esortati a vivere le sue installazioni come sentieri della memoria, cammini obbligati e necessari alla ricerca di una nostra personale verità. Su tali cammini non è sempre obbligatorio percorrere l’intero racconto o riconoscerne un inizio prestabilito. La circolarità che la contraddistingue la fa muovere su ambivalenti equilibri che ci permettono di ritagliarci, di volta in volta, emotività scomposte o, meglio, frazionabili. L’immagine, dosata nella sua ricerca formale, è gioiello compiuto e contemporaneamente tessera di un mosaico che può sommarsi all’infinito con altre sue simili. Non c’é dimensione prestabilita. Solo la capacità contenitiva procapite è il mezzo che ognuno può attivare nell’instaurare un dialogo con i suoi scatti. Se i grandi lavori in duraclear ci immergono in un bagno d’immagine diventando pelle sulla nostra pelle, totalità spalmata sulla nostra totalità, questo caleidoscopio di racconti rappresenta esattamente il cammino contrario o meglio la prova del nove che CONTRAPPUNTO vuole verificare. Ogni tessera è come una scaglia di un pesce: il suo colore, la sua iridescenza la fanno vivere di luce propria. E’ un intero cosmo, racconto libero, evocatore d’immagini nella sua astrattezza. Tutte insieme, d’altro canto, ci restituiscono la totalità visiva del fotografato, il pesce nella sua reale fattezza, non più narrato ma documentato. Una sola scaglia come opera unica, come voce solista, accostata ad altre sue simili, racconto globale nelle sue molteplici coralità. Questo è quanto Miranda ha nuovamente elaborato, quanto ha voluto sottoporci. Non un mero esercizio di stile ma un nuovo frasario, libero da vincoli grammaticali e sintattici, dall’utilizzo immediato e incondizionato che, particolarmente in CONTRAPPUNTO, sintetizza le infinite potenzialità narrative che scaturiscono libere dal suo lavoro e dal nostro desiderio di parteciparvi. Un racconto in continua evoluzione. Un canto e il suo controcanto, la sua voce con le nostre voci. Un inno aperto, un dialogo aperto.

Mariano Cipollini